Mnemosyne

Mnemosyne: movimenti sonori dal diario di Juno

storie di fantasmi per adulti

la parola al suono
il diario di Juno
gli archivi
movimenti sonori
un gioco per adulti esperti, come bambini

1. Storie di fantasmi per adulti

Nel 1920, alla sua morte, Aby Warburg lascia incompiuto il Bilder Atlas Mnemosyne; una ricognizione sull’iconografia Rinascimentale nell’Europa del suo tempo, che scardinerá l’approccio all’immagine fino ad allora adottato. „Nel Bilderatlas, che contiene un migliaio di fotografie sapientemente composte e assemblate, le immagini sono oggetto privilegiato di studio in quanto sono un modo immediato di ‘dire il mondo’. L’immagine è il luogo in cui più direttamente precipita e si condensa l’impressione e la memoria degli eventi.“

La parola all’immagine“, zum Bild das Wort, é in un certo senso il motto dell’atlante di

A.W. in cui „la giustapposizione di immagini, impaginate in modo da tessere più fili tematici attorno ai nuclei e ai dettagli di maggior rilievo, crea campi di energia e provoca lo spettatore a un processo interpretativo aperto“.

Mnemosyne é anche la figura greca che indica la memoria: memoria riconducibile sia al concetto warburghiano di Pathosformel, e cioé immagini come prodotto dell’espressione artistica, sia sotto forma di engramma, cioé come esito spontaneo dell’istinto gestuale umano. Aby Warburg interroga l’immagine a partire da un “diverso bisogno”: come tessuto culturale, non piú intesa come esercizio estetico. Per far ció interroga il dettaglio, lo scarto, il fantasma, l’inquietudine della forma, rivolgendosi non solo alla storia dell’arte bensí anche alla psicologia, all’antropologia, alla tradizione culturale, alla pubblicitá. Oggi, certo, la nostra societá é in grado di recepire piú profondamente lo studio di Warburg, soprattutto in funzione dell’importanza che la cultura occidentale attribuisce all’occhio, allo sguardo. I suoi studi sono stati ripresi da G. Bataille, W. Benjamin e molti altri.

2. La parola al suono – zum Klang das Wort

Il punto di vista che A. Warburg applica all’immagine, si puó applicare al suono, all’orecchio. Questa é la partenza della ricerca che porterá all’evento “Mnemosyine: movimenti sonori dal diario di Juno”.

La scienza ha diviso i sensi, li ha separati; ma questa separazione in realtá non esiste: la vita é suono, il mondo si ascolta, prima ancora di vederlo, proprio come succede al bambino nel grembo materno. Il neonato ha bisogno di di circa un anno per raggiunge la visione tridimensionale; ma giá all’interno del “pancione” il feto é in grado di avvertire perfettamente I suoni, solo piú attutiti; alla fine del secondo trimestre di gestazione si completa lo sviluppo del nervo acustico, che permette agli stimoli sonori di arrivare al cervello. Il bambino avverte I rumori esterni ed é in grado di riconoscere la voce della madre. La musica é invenzione relativamente recente, ma il suono accompagna la vita dagli albori. Attraverso l’orecchio, l’essere umano puó ascoltare, ma ascoltare significa anche vedere, percepire, ricordare, parlare, immaginare, reagire, inventare. Attraverso la voce interiore, l’essere umano afferma la propria esistenza; attraverso l’ascolto l’essere umano crea relazioni con tutto ció che si puó definire alteritá. Non si tratta dunque di stabilire prioritá tra immagine e suono.

Il progetto Mnemosyne: movimenti sonori dal diario di Juno, concentra la propria ricerca performativa sul suono e sulla relazione-identitá. Il suono é costituito da una serie di onde trasmesse nell’aria che il cervello umano é in grado di ricevere tramite le strutture presenti nell’orecchio. Questa forma inconsistente, virtuale del suono, eppure cosí vitale, cosí presente, si annuncia come una relazione tra le cose: il suono si connette, anche in modo spesso inconsapevole, al ricordo, all’immagine, alla percezione individuale e collettiva; questi aspetti sono sedimentati, intersecati ed evoluti nel nostro cervello in forme che si manifestano nei modi piú imprevedibili, secondo il concetto warburghiano di Mnemosyne.

Il concetto di “relazione” nella sua complessitá, viene indagato attraverso il tessuto immaginativo del suono. Secondo questa traccia, dunque lo spettacolo é progettato come un organismo in azione-reazione, al fine non di risolvere, ma di interrogare la relazione che ognuno di noi ha con sé stesso, e dunque con l’alteritá. Un gioco, in un certo senso, per adulti esperti, come bambini. Ecco di seguito le fasi della ricerca che porteranno alla realizzazione dell’evento. Lo studio é cominciato diversi mesi fa e parte del progetto é giá in corso di realizzazione. Il seguente schema, riassume il percorso di lavoro, che viene di seguito descritto.

3. il diario di Juno – Daniela Bianchi

Il diario é stato scelto come luogo di una scrittura dell’intimitá in cui convergono intensitá: scabrose, frammentate, schizofreniche; energie che non si esprimono solo attraverso la calligrafia, ma anche col segno, il disegno, l’oggetto. L’informe come scrittura. Il diario é stato espressamente richiesto per questo progetto, tuttavia il suo soggetto cosí come tutti gli elementi che compongono il diario, fanno parte di un processo autonomo della sua autrice: Daniela Bianchi, una attrice italiana che giá da diversi anni collabora con la formazione thauma. Il diario di Juno dovrá essere tradotto in lingua tedesca. Juno é una donna, una donna di 65 anni.

il diario di Juno dura un anno e non un giorno di più. Lo sto scrivendo a ritroso ché dentro di me, nel mio progetto, sono partita dalla immagine dell’ultimo giorno. Ho voluto scrivere della vecchiaia. Non quella della età senile avanzata bensì la vecchiaia al suo inizio. Gli uomini, in particolare le donne, all’alba di questo percorso, mi attirano molto. Dietro di loro vite, milioni di vite che non ho vissuto. Invidio le esistenze che non sono mie e le morti che non vivrò. Volevo parlare di qualcosa di cui non so e, proprio per questo, so benissimo. Juno si dà un anno di tempo per risolvere la sua ricerca ma non immagina dove la ricerca la porterà, anche se lei è una donna ardita e scabrosa.” D.B

5. gli archivi

Una volta terminato, Il diario di Juno, verrá consegnato a sei persone. Ognuno di loro, singolarmente ed autonomamente, a partire dal diario elaborerá un archivio basato su un campo di indagine. Questa fase di lavoro é squisitamente individuale, affinché successivamente possano essere innescate relazioni. Le persone scelte per la creazione degli archivi hanno naturalmente una stretta connessione con la materia che gli verrá affidata. E per ragioni interne al progetto stesso, le persone sono in parte italiane, in parte tedesche. Gli archivi scelti sono I seguenti:

  1. archivio paesaggio sonoro
  2. archivio immagini
  3. archivio architetture
  4. archivio corpo-movimento
  5. archivio balbettio della lingua

1. archivio pesaggio sonoro

Ció che viene definito suono è una “sensazione acustica”. È il frutto di un qualche tipo di interpolazione che il cervello compie sulla base dei dati forniti dall’orecchio. Quale processo, quale logica, quale algoritmo sta alla base di questa interpolazione? L’archivio paesaggio-sonoro nasce proprio da qui. Dall’esplorazione dell’arcano che si nasconde dietro a ciò che noi chiamiamo suono, in relazione al Diario di Juno. Considerare ed analizzare i suoni come eventi, come segni, segnali, simboli, nascosti nella scrittura, nelle immagini, ed in quanto tali, portatori di significato. Che cosa succede quando leggiamo di una campana che rintocca?

2. archivio immagini

Nel momento in cui noi osserviamo un immagine, è implicito, secondo A. Warburg, un processo di “rammemorazione”. Un processo che carica l’immagine di strati di significato, di memoria. Siamo di nuovo davanti ad un qualche tipo di interpolazione che il cervello compie combinando i dati in ingresso nel suo sistema. Qualcosa che potremmo anche definire come “sensazione visiva”. L’archivio camera oscura é relativo a tutto ció che riguarda l’immagine statica, in tutte le sue forme, fotografia, pubblcitá, paesaggio, dettaglio ecc. e si configura come output del processo messo in atto dalla memoria immaginativa dell’artista che lo compone. L’archivio 24×36 é relativa all’immagine in movimento, nei suoi differenti formati: digitale, pellicola etc. Il punto di partenza é anche qui il dairio di Juno.
Che cosa succede quando leggiamo di un temporale?

3. archivio architetture

è costituito da luoghi, composto per immagini di luoghi preesistenti, il cui uso comporta una manipolazione di scala, di punto di vista, di senso. Luoghi che disegnano i contesti spaziali, i confini, i bordi, i piani, le curve. Luoghi che vengono disegnati dall’artista scavando nelle immagini nascoste tra le righe del diario Juno.

4. archivio corpo-movimento

corpo-movimento esperto, luogo del conflitto delle forme, della tensione irrisolta tra tempo e spazio. L’attore in questo caso, é certamente materia vivente tanto quanto le immagini, il suono, la parola, e insieme ad essi ed altri ancora costruisce la propria esistenza. Esistenza che appare a partire dalla consapevolezza della mancanza di sé, che rispecchia nell’altro. L’essere umano, in relazione con altri esseri umani, cerca in definitiva soltanto sé stesso. Il corpo-movimento dell’attore si espone consapevolmente a questa mancanza, come essenza della relazione. Anche l’attore quindi produrrá una propria elaborazione dal diario di Juno per frammenti, suggestioni, connessioni; un certo numero di azioni a sé stanti, ma contemporaneamente collegate, a motivo dell’origine: anche in questo caso, il diario di Juno. Che cosa succede quando leggiamo di una donna che riscopre nella sua biblioteca la lettera di un vecchio amante?

5. archivio balbettio della lingua

La concezione warburghiana di Nachleben si esplica in questo archivio attraverso un’esplorazione della parola che si concede alla suggestione del suo stesso suono, della sua memoria, alla fantasia delle associazioni, al gioco della rivoluzione, alle connessioni che si possono generare dalla sua origine. “Che le parole cessino di far testo!!!!”. Questo archivio, deve essere necessariamente prodotto da due persone, una madelingua italiana e l’altra madrelingua tedesca, che lavoreranno comunque separatamente, senza forse neppure conoscersi mai. Cosa puó succedere quando si legge del contorno nettissimo degli alberi? Terminati gli out-put degli archivi, essi verranno consegnati ed inizierá una nuova fase del progetto verso lo spettacolo, che vedrá la presenza di alcune figure che seguono tutto il percorso e di altre che si aggiungeranno.

6. movimenti sonori

Gli archivi, tra loro, intessono una fittissima rete di scambio di dati secondo algoritmi affascinanti quanto misteriosi, sicuramente complessi. I movimenti sonori sono da intendersi come un rizoma, in cui ogni elemento di un singolo archivio é messo in relazione con la totalità degli elementi degli altri archivi. Questa rete di relazioni è costantemente in funzione. Proprio per questa ragione Mnemosyne è un dispositivo, un organismo in relazione con variabili dinamiche, sempre in movimento, senza sosta, senza inizio, senza fine: gli archivi. L’algoritmo che consente alla macchina di agire, di reagire, sta alla base del funzionamento della macchina stessa.

7. Un gioco per adulti esperti, come bambini

“Tutti sognano spesso di cominciare o ricominciare da zero; ma hanno anche paura di dove arriveranno, del punto finale. Non arriveró a niente, non voglio arrivare a niente, Non ci sono punti di arrivo. Non mi interessa dove arriva un uomo. Un uomo puó arrivare anche alla follia. Che vuol dire? Il divenire, il movimento, la velocitá, il turbine, si trovano nel mezzo. Il mezzo non é un media, é invece un eccesso, che comunica con altri tempi, altri spazi. Le cose crescono nel mezzo”. Era questa l’idea di Wirginia Woolf Le fasi che fino ad ora sono state descritte costituiscono il concetto, la ricerca, la preparazione dei materiali, la costruzione di un luogo, di azioni per arrivare dunque all’ultima fase, quella dell’evento, che prosegue la ricerca grazie alla presenza del pubblico. E´infatti il pubblico, in quanto alteritá, che si costituisce come elemento necessario al prodursi dell’evento. L’evento, non si dá come qualcosa di finito, e in ogni caso non sarebbe possibile. L’interazione, si realizza grazie a: 1.un sistema percettivo-sensoriale, messo in opera da una rete di sensori con specificità diverse, pronte ad intercettare i continui flussi di dati

2. un sistema interpretativo-operazionale svolto da un software. Il software è programmato per gestire gli algoritmi nella loro totalità e complessità.

Costruire le relazioni in Mnemosyne, la macchina, sará il lavoro finale. Costruire intermittenze che rilanciano l’intensitá dell’avventura grazie alla presenza-relazione dello spettatore nello spazio questo é il tentavo dell’evento, in cui l’attore é il mediatore incarnato della ininterrotta opera di edificazione della memoria….della realtá….una pura regola di grammatica?