Hurry UP!

Mi sono quasi ucciso per la fatica – oui, in le faut que travailler, rien que travailler – je pense que travailler c’est vivre sans mourir

Hurry Up! intermittence du coeur _ sound projecct by catia gatelli and andrea basti

Pensiamo sempre di poter fare ancora una infinità di cose, ma un giorno all’improvviso, ci accorgiamo che quell’orizzonte illimitato era un miraggio,  che il tempo a disposizione è poco: e allora ci aggrappiamo alla concretezza del fare, sperando che possa concederci una qualche forma di sopravvivenza.

Che farò adesso? Che farò? Uscirò come sono, e camminerò per strada coi capelli giù per le spalle, così. Che faremo domani?

Che faremo mai?

Sono alcuni dei versi di Thomas S. Eliot (The Waste Land – Una partita a scacchi), che scavano la ricerca di Hurry Up! nella intima e disperata solitudine che siamo. Anche quando siamo in cento, in mille, in diecimila, anche quando siamo travolti dalla folla: noi siamo la folla, noi siamo la sola folla, la folla sola e anche la ‘fola’ che costantemente ci raccontiamo.

– “immagino che molte volte, anche tu come me, ti chieda: – ma dove sei?

– sì… alla disperata ricerca del sé nell’altro e dell’altro nel sé”

Nulla ci può salvare da questo brancolare costante, l’orecchio, l’ascolto, sono una possibilità, non di salvezza, ma del

vivere l’intimità. E così come lavorano le parole in HURRY UP!, anche il suono lavora, nello stesso modo.

essere morti è una fatica dura…

Dunque, ogni sera, ogni attimo in cui si fa sera, dopo aver sbrigato le proprie devozioni alla sua spropositata cornice vuota; spenti uno ad uno accuratamente i lumi del ‘dover essere’,- ma non poi tanto accuratamente – il vampiro si sforza di prendere sonno nella sua bara-letto. E lo spettacolo s’ha da non fare.

DON GIOVANNI: Là ci darem la mano, là mi dirai di sì. Vedi, non è lontano: partiam, ben mio, da qui.

ZERLINA: Vorrei, e non vorrei…mi trema un poco il cor…Felice, è ver, sarei; ma può burlarmi ancor (2 volte)

– mi dispiace…di non essere riuscito a fare un giro di orizzonte con te

– domanda da bestia!!!!

– giag-giag, a orecchie sporche

– in questa terra desolata, oppressa dalla mafia e dalla povertà

– per i poteri conferitimi dal resttore di questa università, io vi dichiaro dottori in…vi dichiaro dottori in….(3 volte)

– prima di ammazzarsi dice: (parole di Ofelia)

– vi ringrazio del vostro buon consiglio…vieni, mio cocchio!… Dame, buonanotte! Gentili dame, a tutte buonanotte!

appunti di lavoro

12 febbraio 2010 so che vi sto dicendo le cose un po’ a spezzoni, un po’ frammentate, ma è frutto anche di questo periodo, di fratture, di partenze, di illusioni che si sfasciano, siamo in pieno terra desolata, per questo forse diventa più difficile lavorarci; la sofferenza è forte….il desiderio debole…ma come ben sapete, io sono una cosa e anche il suo contrario; per cui direi che è proprio su questo che bisogna lavorare; lavoreremo in questo modo: prepareremo tutto il materiale che serve, che ci sembra importante; sia per voi che per me, tenuto conto che si parla de la terra desolata di Eliot; poi comporremo il materiale insieme, quando arriverete; e quella sarà la composizione vera; ciò che avverrà quella sera, sarà un incontro tra noi due, per voce e per computer. inizio a lavorare, anche se non vi nego che sono fisicamente a pezzi! adele

18 febbraio per contrastare la passività verso la quale ci condurrebbero tutti quei battiti meccanici è necessario introdurre qualche momento di tensione e allora ecco che l’orbita descritta dal disegno circolare si espande accogliendo i tremoli cromatici degli archi. Si capisce che qualcosa sta per accadere e dopo poche battute avvertiamo la frusta. Spunti dell’attualità e spunti della tradizione Il passaggio da un tema all’altro avviene senza mediazioni. Decisivo per disegnare l’evoluzione della vicenda è il fatto che i materiali tematici abbiano fisionomie sfuggenti che li destinano a trasformazioni imprevedibili Concentrare l’attenzione sul passaggio da un’immagine sonora all’altra. Uno spettro sonoro si sovrappone gradualmente ad un altro; la sovrapposizione parziale dei due spettri genera una zona gradualmente incerta, una specie di nebbia fonica dalla quale finirà con l’affiorare la nuova configurazione sonora. Quella nebbia sonora è un momento magico e inquietante poiché da quella bruma potrebbero sorgere profili misteriosi e inattesi Schrjabin, per esempio si vantava di riuscire a sovvertire radicalmente l’atmosfera di un brano introducendo nel flusso sonoro una nota soltanto, e di solito, quella dei cambiamenti improvvisi, è un’arte che procede per passaggi fulminei. Regolarità un po’ ipnotica

11 marzo 2010 Festival Kimura – Diagonal – Forlí – Italia
21-24 aprile 2011 – BrotFabrik – Berlin