Festival chen’e nomine, energie telluriche

festival chen’e nomine – energie telluriche
19-22 settembre 2019
San Salvatore Sinis – Oristano

“Si diceva che in questi viaggi si incontrasse in qualche umile luogo con i trentasei santi nascosti, per la cui virtù e umiltà all’intero globo è dato esistere. (I.B. Singer)

Secondo un’antica tradizione ebraica in ogni generazione ci sono trentasei uomini giusti, nei quali si rifugia la Shekkinah, la presenza di Dio nel mondo, che è la sua essenza femminile. Ognuno di loro è un modello di umiltà ed essi si riuniscono anonimamente nei luoghi più improbabili, lontano dalla gloria e dal lusso, in un ospizio per vagabondi o in una taverna del porto. Nessuno conosce la loro identità. Ma è solo per la loro grandezza morale che il mondo può esistere.

Secondo noi questa leggenda corrisponde alla verità, con la precisazione che non si tratta di uomini ma di donne, e che il numero 36 è solo un moltiplicatore. La costellazione fluida di eventi che costituirà il nostro festival si muoverà più che altro lungo sentieri marginali, per non escludere la possibilità di incontrare, pur in modo anonimo, qualcuna di quelle persone giuste e sagge che hanno la responsabilità di far esistere il mondo.

Ci sono modalità del pensiero e dell’agire umano che sono le doti eccellenti del femminile, ma hanno troppo poco spazio nella cultura definita dal dominio sulla natura da parte di una razionalità autoreferenziale, e sono le modalità del pensiero aperto verso l’altro, della compartecipazione, della condivisione e della reciprocità, sono la capacità di entrare in relazione senza sopraffare, di essere sé stessi senza negare altrui, capacità che traggono origine dal potere di generare e dal sapere prendersi cura di altri.

Vogliamo far parlare la letteratura della responsabilità, la filosofia dell’alleanza con la natura, il potere di unificare gli opposti, vogliamo dare la parola a chi parla da quelle regioni che il logos (il pensiero razionale occidentale), fin da Platone, ha relegato nell’oscurità e nel silenzio. Ancora una volta ripartire da Diotima.

Saranno incontri con creazioni letterarie, filosofie, teologie che nascono nella tradizione europea e fanno parte della storia del pensiero occidentale, ma vi vengono tenute ai margini. Saranno anche incontri con culture diverse e lontane che hanno sviluppato la sapienza dell’unire anziché quella del dividere, su cui si basa la forza del modus occidentale.

Saranno incontri con linguaggi diversi come quelli dell’arte e del teatro, alla ricerca di una sinergia che renda possibile superare la dualità rigida e mortale che relega il corpo e la mente in regioni non comunicanti.

Poi incontri con pratiche e narrazioni capaci di far intravvedere quel noi inclusivo della natura che apre uno spiraglio di speranza nel muro dell’ipertrofico io moderno – speranza di fermare la sua corsa verso l’autodistruzione.

Il punto di questi incontri sarà un luogo che da millenni ospita convegni religiosi o di importanza simbolica, pur mantenendo un’aria dimessa come se volesse nascondersi. San Salvatore Sinis, piccolo villaggio votivo, in una penisola sulla costa occidentale della Sardegna, circondato da acque vive e morte, laghi, stagni, fiumi, canali e mare, nascosto in mezzo alla bassa macchia mediterranea di mirto e lentischio, e anticamente guardato a vista da diversi piccoli nuraghi che sorgono o sorgevano intorno. Deve essere abitato da forti energie telluriche, se è stato prescelto fin dalla notte dei tempi come luogo di incontro con il sacro.